Un racconto surreale

Mi chiamo Hermann.
Ma il mio nome d’arte e’ Kenzo Tange. La mia arte e’ fare bene quello che mi ritrovo a fare e fino a qui e’ tutto chiaramente intriso di filosofia orientale.

Quando ero bambino mi divertivo molto a giocare con un grupo di amici in un fiume secco il cui letto veniva asciugato dalle nostre canzoni che vi si riversavano senza fine.

Da adolescente questa pratica rituale e’ divenuta un karma abituale e mi sono dedicato piu’ che altro ai viaggi e al cibo biologico.  Dal quel momento tutta la mia vita da vivo e’ stata completamente dedita allo stupro e alle forme endovenose di malattie piu’ diffuse nei pasei di confine.  

Quando sono andato all’altro mondo le cose si sono aggiustate perche’ li  nessuno mi faceva domande del tipo “cosa vedi” o “quali sono i tuoi punti di debolezza”. Li’ il tempo non esiste e senza tempo non c’ e’ neppure fretta. Sembra un paradosso e infatti lo e’. La mia famiglia l’ho sterminata quando un giorno ritornato da scuola ho scoperto che mia madre era l’amante del prete del paese. Li ho fatti fuori crociffiggendoli di notte sul sagrato della chiesa. Non e’ stato facile perche’ le croci devono essere molto grandi e oggigiorno non le costruisce piu’ nessuno. L’idea mi e’ venuta guardando uno di quei programmi sulle ristrutturazioni d’interni. Quei prgrammi in cui le famiglie benestanti anglosassoni credono che, risolvendo in modo ecologico l’ecositema del proprio giardino, possono mettersi l’animo in pace. Mi sono rivolto a un designer milanese all’ultimo grido dicendogli che sono un appassionato di oggetti sacri. Gli ho detto che ne avevo di molto antichi  e di valore, ma mancava nel panorama contemporaneo un “arredo chiesa” al passo coi tempi. Gli ho commissionato una croce minimalista dalle linee essenziali ma accattivanti. Lui mi ha fatto una svastica in poliuterano espanso alta 4 metri per 15.000 euro. Ci ho crocifisso i due fedigrafi, uno sul fronte e uno sul retro. Due croci mi sarebbero costate troppo. Quando mio padre e’ venuto a saperlo ha fatto finta di niente, come si fosse liberato di un gran peso. Nessuno ha sospettato di me perche’ avevo solo 8 anni all’epoca e le indagini erano sulle tracce di alcune sette sataniche della zona. Poi mi sono cosituito perche’ mio padre, da quel giorno, tutte le sere mi leggeva “Etica per un figlio” di Fernando Savater e Savater dice che e’ libero solo chi si assume le proprie responsabilita’. Io non volevo deludere mio padre che con quelle letture voleva, senza ombra di dubbio, formarmi e poi io mi sentivo libero, appunto.

Cosi’ sono andato a cosituirmi. L’ho fatto dopo 11 anni dal fattaccio. Ne avevo 19. Sono finito in prigione dove la vita e’ piuttosto facile. Non hai particolari impegni per tutto il giorno, devi parlare con una psicologa che crede di tirarti fuori qualcosa di cui senti il peso e mangi a orari fissi insieme ad un gruppo di gente che per la maggior parte e’ demente o analfabeta.  Ci sono anche le eccezioni. Persone molto intelligenti, finite dentro perche’ hanno esagerato o perche’ qualcuno li ha fregati. Sono uscito dopo 7 anni, me ne meritavo di piu’, ma c’e’ stato l’ indulto. Mi sono trasferito in un peasino del nord est, in provincia di Vicenza, dove prima ho lavorato come buttafuori in un night gestito da un ‘ndranghetista. Era un tipo ragionevole con cui si potevano fare accordi vantaggiosi se sapevi farti gli affari tuoi. In tre anni ho messo da parte una bella cifra e ho aperto un locale tutto mio. E’ diventato il ritrovo dei politici dellal zona cosi’ mi sono fatto un nome anche se il boss locale, un certo On. Acquaviva, deputato alla Camera da gia’ tre legislazioni, si era praticamente approppriato della saletta privata che usava per le sue riunioni personali. Ne disponeva come fosse il distaccamento del suo ufficio in cui trattare gli affari piu’ loschi. Questo mi dava alquanto fastidio ma mi ha concesso vantaggi  e privilegi per molto tempo. 

Poi un giorno sono entrati gli amici dell’indranghetista, quello del night e hanno sparato per ammazzare il nemico di turno. Ci sono finito in mezzo anch’io. Mi hanno preso alle gambe e sono morto dissanguato in mezzo alle bottiglie di pinot nero che esplodevano di gioia.  Progetti per il futuro? Stare qui per un po’ di tempo a fare riabilitazione. Poi tra qualche anno rincarnarmi in un una rockstar. Tipo Bruce Springsteen.